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Ci sono cantieri che costruiscono barche e cantieri che, nel tempo, finiscono per costruire un linguaggio. Baglietto appartiene alla seconda categoria. La sua storia comincia a Varazze nel 1854, quando Pietro Baglietto avvia un’attività destinata a trasformarsi in uno dei nomi più riconoscibili della nautica italiana.
Da allora il mare è cambiato molte volte. Sono cambiati i materiali, le tecnologie, le esigenze degli armatori e persino l’idea stessa di yacht. Baglietto, però, ha attraversato ogni stagione cercando di tenere insieme due elementi apparentemente lontani: la manualità del cantiere e la spinta continua verso soluzioni nuove.



















































Da Varazze alla grande nautica
Le prime pagine dell’azienda sono legate alla costruzione in legno e a una cultura progettuale profondamente radicata nella riviera ligure. Il cantiere cresce rapidamente e nel 1888 realizza un’imbarcazione destinata a papa Leone XIII, uno dei primi segnali della reputazione conquistata oltre il territorio d’origine.
All’inizio del Novecento Baglietto non è più soltanto un costruttore di barche da diporto. Nel 1906 affronta il tema degli aliscafi collaborando ai progetti di Enrico Forlanini, Carlo Crocco e Alessandro Ricaldoni, mentre negli anni successivi si misura anche con il settore aeronautico. Nel 1914 arrivano gli idrovolanti e i MAS, imbarcazioni veloci che aprono una lunga parentesi nella nautica militare.
È una svolta importante, perché la velocità diventa una competenza centrale del marchio. Non è soltanto una questione di prestazioni: significa studiare carene, pesi, stabilità e resistenza con un approccio più vicino all’ingegneria sperimentale che alla semplice carpenteria navale.
Nel frattempo il cantiere continua a lavorare per armatori e personaggi celebri. Nel 1911 consegna il Cio Cio San a Giacomo Puccini e nel 1919 realizza l’Elettra per Guglielmo Marconi. Sono imbarcazioni diverse per funzione e carattere, ma raccontano bene la capacità di Baglietto di muoversi tra rappresentanza, ricerca e uso concreto del mare.
Corse, carene veloci e nuovi materiali
Tra gli anni Venti e Trenta la storia di Baglietto si intreccia con quella delle competizioni. Lia III conquista un record mondiale nel 1921, mentre Asso firma un altro primato nel 1933. Cabac si mette in luce nelle gare della serie internazionale da 12 litri e Bona vince la Coppa d’Italia nel 1937.
In questa fase il cantiere costruisce una reputazione che va oltre il risultato sportivo. Le corse diventano un banco di prova per soluzioni destinate a influenzare anche la produzione di serie: scafi più efficienti, maggiore attenzione alla distribuzione dei pesi e una lettura sempre più moderna del rapporto tra forma e prestazione.
La produzione continua a dialogare anche con il mondo istituzionale e culturale. Nel 1932 viene consegnata Alcyone a Gabriele D’Annunzio, mentre nel 1938 Panda entra nella flotta del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena. Sono episodi che alimentano il prestigio del marchio, ma il vero patrimonio resta tecnico: la capacità di passare dal progetto su misura alla sperimentazione ad alte prestazioni.
Il dopoguerra impone nuovi equilibri. Baglietto torna a concentrarsi sul diporto, sulle barche da crociera e sulle unità sportive, fino ad arrivare alla serie Islands degli anni Sessanta, con modelli dedicati a località simbolo del Mediterraneo. Nel 1967 debutta la classe M, nata dalla collaborazione con Paolo Caliari, mentre la ricerca sui materiali compie un altro passo decisivo nel 1975 con il primo scafo in alluminio da 26 metri.
È un passaggio che, osservando oggi gli yacht moderni, appare quasi inevitabile. All’epoca, però, significava ripensare metodi costruttivi, lavorazioni e gestione dei pesi. L’alluminio avrebbe aperto la strada a imbarcazioni più leggere, veloci e personalizzabili, diventando uno dei tratti distintivi dell’identità industriale di Baglietto.
Il salto verso i superyacht
Negli anni Ottanta il cantiere entra definitivamente nella dimensione dei grandi yacht. Al Fahedi, costruito a Varazze nel 1986, segna l’ingresso nel mondo dei mega-yacht, seguito nel 1987 da Adler, considerato il primo superyacht italiano. Poco dopo arriva Chato, capace di raggiungere una velocità dichiarata di 60 nodi, mentre Maffy Blue introduce nel 1991 una soluzione allora particolarmente innovativa come il transom abbattibile.
La direzione è chiara: il Baglietto contemporaneo non rinuncia alla velocità, ma la integra con volumi, comfort e possibilità di personalizzazione sempre maggiori. È la trasformazione dello yacht da semplice mezzo di navigazione a piattaforma privata per vivere il mare, viaggiare e ricevere ospiti.
Anche la nautica militare resta parte del DNA. Dai MAS ai VAS, passando per dragamine e pattugliatori destinati a diverse marine, forze di polizia e guardie costiere, il cantiere sviluppa competenze specifiche nelle carene veloci e nell’integrazione di tecnologie avanzate. Oggi questa tradizione prosegue attraverso la divisione Baglietto Navy.
Il nuovo millennio porta altri cambiamenti. Nel 2005 arriva Nina J, yacht di 42 metri; nel 2010 il marchio entra nel perimetro del Gruppo Gavio e, negli anni successivi, prende forma una nuova fase industriale. La fusione con CCN nel 2020 amplia il progetto, mentre le linee più recenti cercano un equilibrio tra design contemporaneo, costruzione custom e riconoscibilità del marchio.
La collaborazione con designer come Francesco Paszkowski, Alberto Mancini, Hot Lab, Team for Design – Enrico Gobbi e altri studi internazionali mostra quanto sia cambiato il ruolo del cantiere. Baglietto non è più soltanto il luogo dove nasce lo scafo: è una regia tecnica e creativa in cui architettura navale, interni, materiali e rapporto con l’acqua devono funzionare come un unico progetto.
Il percorso prosegue con il sistema BZERO, presentato come direzione verso una nautica a emissioni ridotte e, nel 2023, con il primo T52 dotato di propulsione ibrida. Nel 2025 è arrivato il primo DOM133 Hybrid, mentre il 2026 segna il riferimento a un nuovo traguardo dimensionale con il lancio del primo 60 metri del cantiere.
È qui che la storia diventa davvero interessante anche per chi guarda alla nautica con gli occhi dell’automotive. Come accade per un costruttore di automobili ad alte prestazioni, la sfida non consiste soltanto nell’aggiungere potenza o metri: bisogna gestire peso, efficienza, comfort, affidabilità e identità. E ogni nuova generazione deve dimostrare di saper rispettare il passato senza trasformarlo in una gabbia.
Baglietto ha superato i 170 anni proprio perché non è rimasto fermo a una singola epoca. È stato cantiere in legno, laboratorio per idrovolanti e mezzi militari, protagonista delle corse, pioniere dell’alluminio e oggi interprete del superyacht su misura. La continuità non sta nelle forme, inevitabilmente cambiate, ma nel metodo: osservare il mare, capire dove sta andando e arrivarci con una barca costruita intorno a quell’idea.
