Senna-Prost: la rivalità che incendiò la F1

Ayrton Senna e Alain Prost

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Ci sono rivalità che nascono dalla classifica e altre che finiscono per cambiarne il significato. Quella tra Ayrton Senna e Alain Prost appartiene alla seconda categoria. In tre stagioni, tra il 1988 e il 1990, i due trasformarono ogni confronto in una partita mentale: velocità pura contro controllo, attacco contro calcolo, istinto contro gestione.

Il teatro principale fu la McLaren-Honda, una delle monoposto più dominanti mai viste in Formula 1. Ma la macchina, da sola, non basta a spiegare una sfida capace di produrre tre lotte iridate consecutive e due finali incandescenti sul circuito di Suzuka.

1988: la velocità contro il metodo

Senna arrivò in McLaren nel 1988 dopo gli anni alla Lotus. Prost, già campione del mondo nel 1985 e nel 1986, era il riferimento tecnico e sportivo della squadra. La convivenza mise subito di fronte due modi opposti di interpretare il Gran Premio.

La McLaren MP4/4 vinse 15 delle 16 gare in calendario. Senna conquistò otto successi, Prost sette, ma il francese raccolse più punti complessivi nelle singole gare. Il regolamento dell’epoca, però, imponeva di conteggiare soltanto i migliori risultati stagionali: alla fine il brasiliano chiuse davanti, 90 punti contro 87, conquistando il suo primo titolo mondiale.

Il momento decisivo arrivò a Suzuka. Senna partiva dalla pole, ma allo spegnimento dei semafori la sua McLaren ebbe un avvio difficile e scivolò molto indietro. La rimonta fu immediata: il brasiliano recuperò posizioni, raggiunse Prost e lo superò, andando a vincere davanti al compagno di squadra. Non fu soltanto una vittoria: fu la dimostrazione che, anche nella stagione più favorevole alla superiorità tecnica della McLaren, la differenza poteva ancora passare dal coraggio di un singolo pilota.

1989: Suzuka diventa il punto di rottura

L’anno successivo la rivalità cambiò tono. Senna iniziò la stagione con una serie di vittorie pesanti, ma Prost si mostrò più costante e arrivò al Gran Premio del Giappone al comando del campionato. La McLaren era ancora la vettura da battere, ma il rapporto tra i due piloti era ormai logorato dalla competizione interna.

A Suzuka Prost partì alle spalle di Senna, conquistò la testa della corsa e provò a trasformare il vantaggio in gestione. Senna, però, non poteva accontentarsi: per tenere aperta la corsa al titolo doveva vincere. Nella fase finale attaccò il compagno alla chicane. Le due McLaren entrarono in contatto e rimasero incastrate.

Prost abbandonò la vettura. Senna, aiutato dai commissari, tornò in pista, rientrò ai box per sostituire l’ala anteriore e riprese la gara. Superò Alessandro Nannini e tagliò il traguardo davanti a tutti. Sembrava aver riaperto il mondiale, ma la direzione gara lo escluse dalla classifica per il rientro in pista attraverso la chicane.

La vittoria passò a Nannini e Prost divenne campione del mondo per la terza volta. La decisione rimase al centro di un’enorme controversia sportiva, ma il dato ufficiale non cambiò: a fine stagione Prost era primo con 76 punti, Senna secondo con 60.

Da quel momento la rivalità non fu più soltanto una sfida tra due piloti. Divenne anche una battaglia sul modo in cui interpretare le regole, sulla fiducia nella squadra e sul confine tra aggressività legittima e rischio eccessivo. È il genere di passaggio che, osservando una gara dalla corsia box o dal muretto, si percepisce prima ancora che arrivino i comunicati: quando la strategia lascia spazio alla necessità di non cedere un solo metro.

1990: la risposta alla prima curva

Prost lasciò la McLaren e passò alla Ferrari. Senna rimase a Woking, ancora al volante della monoposto motorizzata Honda. Il cambio di colori non ridusse la tensione, anzi la rese ancora più visibile: da una parte la McLaren del campione in carica, dall’altra la Ferrari di un Prost deciso a contendere nuovamente il titolo.

Senna arrivò a Suzuka in vantaggio in classifica e conquistò la pole position. Prost partiva accanto a lui con la Ferrari. Prima della gara, la posizione del poleman venne spostata sul lato sporco della griglia, una modifica che penalizzava il brasiliano allo scatto. Al via Prost prese la testa, ma la gara durò appena pochi metri per entrambi.

Alla prima curva Senna attaccò l’interno. La sua McLaren colpì la Ferrari di Prost e le due vetture finirono nella via di fuga, entrambe fuori gara. Il risultato consegnò matematicamente a Senna il suo secondo titolo mondiale, mentre il successo andò a Nelson Piquet con la Benetton.

Se il 1989 aveva lasciato l’immagine di Prost campione dopo l’incidente alla chicane, il 1990 propose una risposta altrettanto dura. Non ci fu un duello ruota a ruota da raccontare fino alla bandiera a scacchi: ci furono una decisione tattica, un punto di frenata e un contatto che determinarono l’esito dell’intera stagione.

Senna e Prost continuarono a incrociarsi negli anni successivi, ma il triennio 1988-1990 resta il cuore della loro storia. Due titoli per Senna, uno per Prost, due finali a Suzuka e una certezza: in Formula 1 la rivalità più grande non è necessariamente quella tra due squadre diverse. A volte nasce nello stesso box, davanti agli stessi ingegneri e con due piloti convinti, entrambi, di avere il diritto di essere davanti.

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